Riprendo a scrivere dopo una lunga interruzione che mi ha portato alcuni giorni lontano da Roma dove mio figlio era in ospedale per un incidente automobilistico (che non lascerà conseguenze)
Tiro un bilancio personale del periodo che é trascorso dall'ultima annotazione sul blog, in cui - confesso - ho ripreso a non dare gran attenzione alla cronaca politica dei giornali. "Ripreso" nel senso che fino a sei mesi fa mi ero abituato a saltarla a pié pari. Puo' essermi quindi sfuggito qualcosa, ma nel bilancio che traccio c'é la sensazione che il Pd non sia riuscito a imporre le tematiche della campagna elettorale, e con esse una visione della società. Ha esposto buone intenzioni, adattate sull'auditorio e scelte pezzo a pezzo (piecemeal, direbbero gli inglesi).
La buona partenza in cui ha dettato l'agenda politica e costretto Belusconi a una reazione (la lista unica) che forse gli costerà la maggioranza in Senato é rimasta circoscritta al terreno della geografia politica. Forse é già molto ed é inutile pretendere altro.
Il tema Alitalia é stato quello vero che ha tenuto banco nel dibattito politico. Vi é stata una vera battaglia, in cui Belrusconi, che si era presentato nella campagna elettorale con la veste dello statista, ha tradito una visione del mondo farcita di contenuti antistituzionali. Eppure, bisogna chiedersi: che bisogno aveva il Governo, che pure ha rinviato le nomine nelle società pubbliche, di chiudere la partita, una volta che si era ingarbugliata, invece di lasciarla ai nuovi governanti? Mi e' apparso condivisibile l'editoriale di Modran su Il Sole 24 ore del 29 marzo.
In ospedale, al ristorante, in treno, in ambulatorio, in fila di attesa postale o bancaria, non ho incontrato persone inclini a parlare di politica. Non mi sono imbattuto in santini che invitino a votare un candidato o volantini inseriti di straforo in qualche posto frequentato dal pubblico. Il pathos elettorale sembra riguardare una porzione ristretta della popolazione.

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