Abbiamo perso anche Roma. Attendevo la sconfitta del 13 aprile, ma questa e' per me stata una sorpresa Non voglio aggiungere il mio commento ai tanti che abbiamo letto. Segnalo solo quello che per me e' il migliore: l'editoriale di Folli su Il Sole 24 Ore di martedì.
A me sembra che dall'insieme di questa condanna elettorale emerga, fra l'altro, un punto che la sinistra non riesce a capire: l'importanza del quotidiano individuale, del particolare individuale. Segnalavo l'emergere di queste tematiche nel lontano 1990 sull'Unità, non ricordo se diretta allora da Veltroni (non si era ancora sciolto il Pci).
I gruppi dirigenti della sinistra si son formati in epoche di grandi narrazioni, di opzioni ideologiche e di nette scelte di campo; sono per formazione di cultura idealista o, in generale umanistica. Tendono allora a evocare grandi scenari, prospettive di grande sintesi, a proporre - appunto - scelte di campo e non capiscono che si agitano nella vita minuta di ciascuno intoppi, fastidi, piccole aspirazioni, insignificanti (per gli altri) vessazioni burocratiche, file di attesa che riempiono la mente di ognuno, la cui soluzione e' demandata alla sfera pubblica, anche impropriamente. Fanno premio sulle grandi questioni, escluse forse le tematiche legate ai problemi individuali occupazionali. Questa incomprensione vale su scala di governo nazionale, dove non siamo attrezzati a misurarsi con la microlegislazione (quella che conta effettivamente per i produttori; ve lo immaginate Veltroni o D'Alema o Franceschini occuparsi degli inconvenienti legati scorporo dei terreni dai fabbricati nei bilanci delle imprese?; e' un dettaglio, eppure, sapessero quanto conta piu' delle 5000 leggi da cancellare, buttata lì un giorno piovoso di fine battaglia elettorale). Vale a maggior ragione su scala di governo locale, dove le notti bianche, il Festival del cinema possono essere iniziative simpatiche e di richiamo, ma tornando a casa il cittadino trova le stesse strozzature di traffico o la stessa inefficienza del servizio di autobus del giorno prima, la stessa vicinanza di un campo nomadi abusivo. Dove non c'e' questo c'e altro. E qui porto una testimonianza personale. C'e' voluta tutta la mediazione di cui una persona con la mia storia per votare Pd al Comune. Sapevo di votare contro me stesso, perche' l'Amministrazione di sinistra (che lo aveva sospeso per ragioni elettorali) mi avrebbe ripresentato lo stesso progetto di edificazione massiccia (compreso un torracchione) di un area ex deposito Atac, sito nel mio quartiere di case basse e di deficit di verde e di strutture di servizio. Come fa l'Atac a essere avallata a comportarsi come un privato, valorizzando il ricavato della vendita dell'area in funzione della cubatura autorizzata? E che dire di quel poco di verde previsto senza alberi a mo' di moquette tra i nuovi palazzi, visto che sotto quella moquette era prevista una sovraelevazione dal piano strada per inserire parcheggi "sotterranei"? Il tutto in spregio del tanto strombazzato Piano Regolatore, che in zona prevedeva solo uffici pubblici.
Personalmente sono capace di mediazione (anche se in questo momento e' uno dei temi che piu' mi provocano ansia); ma quanti non sono stati capaci di mediazione? Ebbene sì, un episodio di questo genere puo' determinare da solo un orientamento, perche' nella quotidianita' e nella qualita' della vita personale entra prepotentemente il proprio habitat, e la destra (ringraziando dio) era contraria a quel progetto.
E' un piccolo esempio. Cosa implica? Che una forza politica debba rinunciare alle grandi opzioni? A parte il fatto che devono essere tali (e non quella rincorsa a rilanciare "tutto il cucuzzaro"), implica che deve acquisire una mentalita' che la renda capace di mediazione e raccordo fra quel terreno e un'altro micro, apparentemente insignificante, che oggi le sfugge completamente, ma che determina le piccole o grandi infelicità delle persone comuni. Troppo intellettuale, troppo elitaria, troppo astratta e chiusa in sé stessa.
