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Non captiamo il paese

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Siamo sazi di commenti elettorali, inutile aggiungere il mio. Quello che penso l'ho detto strada facendo su questo blog, l'ultima volta ieri quando le votazioni erano in corso e le speranze alte.

Io, come ho detto prima del risultato, non ne avevo. Intuivo che non si era ridotto alcun gap..

Il risultato é, poi, migliore del consenso reale che ha il Pd. Se si rivotasse oggi questo sarebbe inferiore di almeno di 2-4 punti, perché tutti coloro che ci hanno riservato un voto utile per battere Berlusconi ritornerebbero, data l'inutilità del loro intenti, all'ovile, verso le forze che abbiamo di fatto svuotato, Sinistra Arcobaleno e Partito Socialista.

Una sola domanda mi sono posto, laterale rispetto alle tante che dovremo affrontare: perché un irregolare della politica può capire ciò che sfugge ai leader? Come fa a diffondersi la sensazione e la speranza che la vittoria sia possibile, che il trend sia ascendente ecc. qundo ci sono 9 punti di differenza? Convinzioni in cui si e' effettivamente creduto, come conferma oggi Veltroni.

Me lo spiego così: i nostri leader non "sentono" il Paese. Sono troppo abituati a essere circondati da militanti, che scambiano come campione dell'universo. Vivono solo in mezzo a loro. Non parlano con la gente comune, ne' hanno possibilità di incontrarla (anche per ragioni di sicurezza); nelle loro cene allargate, in giro per il Paese, ci sono tavolate di dirigenti e notabili locali dai quali vengono elevati a re della situazione. Non hanno mai fatto una fila in Posta o in Banca, preso un autobus per spostarsi, fatto la spesa al supermercato, lottato contro disfunzioni burocratiche nei loro confronti. Non potrebbero neppure farlo senza essere infastiditi, osservati, fatti oggetto di frasi e commenti. Ma, in questo limbo irreale in cui vivono, e' facile scambiare le mani che si propendono al passaggio, una testimonianza di stima da un ex elettore di Berlusconi  o le folle che applaudono e accorrono ai comizi come segnali di un Paese che sta cambiando umori ed é all'unisono con loro.

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3 Commenti


Cronaca di una morte annunciata!

Perchè tutto questo stupore sul risultato? Che il clima nel Paese, e soprattutto al nord, fosse questo si sapeva da tempo. E' solo caduta la maschera: non è vero che la sinistra rappresenta gli operai e i ceti deboli, al contrario ! Non dico ovunque , ma a nord difende e i settori stratutelati, assistiti, foraggiati. Visto da qui lo stato, invece di rappresentare un sistema di tutele, sembra un gigantesco apparato pronto a spiarti, punirti, multarti, e lo fa! Il tutto con la precisa sensazione che in altre parti d'Italia se ne freghino allegramente degli scontrini, dei caschi, del disco orario, del lavoro nero e via dicendo e che si campi in tutt'altro modo. Avete presente quelle vicende kafkiane dove l'individuo è stritolato dal meccanismo in cui si trova senza nemmeno sapere il perchè?
Visione distorta? Può darsi, ma a quanto pare generalizzata! Non credo si possa banalizzare il risultato dicendo che la gente non capisce niente di politica, che hanno votato per un ladro, che la lega sia razzista, insomma "che il popolo è bue".
Il disagio per un sistema inefficiente e che ti impedisce di vivere , e ormai anche di lavorare con un minimo di tranquillità, è grande.
Il PD è penoso e trovo semplicemente insopportabili quei continui richiami alla bandiera e alle democrazie occidentali.
Il miracolo è riuscito: ha gli stessi numeri del PCI, si è tagliato fuori dalle tradizioni della sinistra europea, ha eliminato i socialisti, non ha vinto le elezioni e avrà un gruppo parlamentare per metà formato da vecchi marpioni immarcescibili e per metà da pivelli incompetenti.
L'unico dato positivo è la sparizione di Diliberto e soci.
Che disastro questa sinistra.!......
Adria Bartolich

Neanche io ho creduto al recupero del PD fino ... Ad una settimana prima del voto! Poi il tam tam mediatico ha avuto la meglio e mi stavo convincendo che il divario si fosse effettivamente ridotto ... Ecco, la nostra stampa mi sembra che abbia veramente raggiunto il livello più basso con questo continuo schierarsi da una parte o dall'altra, statistiche e sondaggi compresi, senza un briciolo di senso critico. A mio parere una delle colpe fondamentali del declino del sistema politico italiano sta proprio nella distorsione dell'informazione. Si ambisce tanto ad un sistema anglo-sassone, anche se gli USA sono storicamente e culturalmente lontani da noi (se si eccettuano le deprecabili emulazioni purtroppo sempre più numerose), ma non ci si cura di costruire quei contrappesi che sono alla base di quel tipo di democrazia. La stampa è uno di questi, sebbene anche in quel paese paragonando l'informazione odierna a quella vigente negli anni '70 ci sarebbe da eccepire. Da noi la stampa oggi fa ridere quando non piangere. E siccome coloro che leggono i giornali sono comunque una parte "scelta" del paese, rispetto a chi guarda la televisione (dove l'informazione è ancora peggio), ci sarebbe da ragionare parecchio.
Nel ballottaggio tra Rutelli ed Alemanno l'argomento principale, scelto anche qui dai media, è la sicurezza. Ma quanto potere hanno i Sindaci in questo campo rispetto al Ministero dell'Interno? Veramente vogliamo far credere che Roma sia più insicura oggi che 20 anni fà? Immaginiamo i commenti dei francesi o degli spagnoli se Le Monde o El Pais titolassero a tutta prima pagina come Repubblica su un tentato stupro nella capitale, neanche si trattasse dello Tsunami. Non ci sorprendiamo poi se gli argomenti della destra sono sempre sul campo. C'è - non saprei come definirla - una sorta di sudditanza psicologica o d'interesse che porta i nostri giornalisti a fare molto bene il lavoro dei seguaci. Fede ne è solo l'esempio più emblematico. Questo modo di fare informazione, tra l'altro caratteristico dei regimi, alimenta l'inconsistenza della politica e ne è a sua volta alimentato in un perverso circolo vizioso. Gli argomenti forti della destra in tale contesto emergono prepotentemente. Facile allora che le soluzioni proposte da Berlusconi e Co. demagogiche quanto si vuole ma assai più facili da comprendere, risultino vincenti per l'elettorato. Pensiamo al federalismo, alla riduzione delle tasse, alle privatizzazioni ecc. Argomenti messi sul campo dalla destra ed ingoiati come necessari dalla sinistra senza un minimo di dibattito sui pro e sui contro. Non che non siano argomenti importanti e da affrontare, ma è come se la sinistra giocasse sempre una partita sul terreno scelto dagli avversari. L'unica arma che si usa è quella della competenza: faccio quello che dici tu ma in maniera migliore. Verissimo, basta paragonare le competenze dei ministri uscenti con quelle di coloro che li hanno preceduti. Peccato che politicamente il discorso non funzioni, sia perdente. "Meglio l'originale!" Dice la maggioranza del paese.
Da parte del centrosinistra c'è una completa assenza di una visione di società alternativa, quanto e come si vuole. Per giocare sul campo avverso non solo si è abbandonata l'anacronistica visione comunista (giustamente), ma si è anche assurdamente sacrificata quella socialdemocratica, presente in forze quando non al governo nei nostri principali partner europei. E non basta dire che tanto il PD è fatto da forze che in qualche modo provengono da quella tradizione. Nel nostro paese si continua a pagare l'assenza di un confronto serio e non dogmatico (in un senso o nell'altro) con il marxismo. Se questo fosse stato fatto non sarebbe stato difficile per tale verso trovare diversi punti forti in comune proprio con la tradizione cattolica (supponendo che questo obiettivo fosse imprescindibile). Bisognava decidere di abbandonare ciò che non funzionava ed era anacronistico e di tenere invece come riferimenti alcuni punti che ancora oggi possono dirsi importanti per lo sviluppo di una società equa e giusta. Il PS in Francia i PSD in Germania ed il PSOE in Spagna, ad esempio, hanno già da tempo fatto i conti con il loro passato e non hanno reticenze a sostenere posizioni "di sinistra" più meno moderata. Da noi invece si continua a dire che la destra e la sinistra sono concetti superati e per questa via si scivola ancora una volta nel campo avverso, quello dell'uomo qualunque, di Berlusconi. Ciò che negli anni '50, per la sua inconsistenza, era durato meno di una legislatura si è ormai affermato da 15 anni e ci toccherà almeno per altri 5, se va bene. Temo che ciò sia avvenuto più per demerito del centrosinistra che per merito della destra. Sarà meglio finalmente approfittare di questi lunghi anni per costruire qualcosa di diverso, perdendo l'abitudine di bruciare la terra sulla quale si è camminato fino a ieri. Un vizio ancora ben presente se si pensa che in campagna elettorale il governo Prodi è stato rifiutato prima di tutto proprio dal PD, e che a questo governo si sono imputate tutte le colpe della sconfitta, come se si sia trattato di altri.
Noi continuiamo a giocare sul tavolo dell'avversario e lui, per di più, gioca con carte truccate.
Anch'io ho votato PD, ma mi sono dovuto turare per bene entrambe le narici. In questo modo non si campa a lungo ...

Lorenzo

Fine del "grande bluff".
Non sono felice ma anche il risultato di oggi era largamente annunciato. Calando dal profondo nord nella capitale un paio di mesi fa e, come fanno i cittadini normali, usando bus, metro e taxi erano lampanti due cose: i romani non hanno gradito "l'abbandono" di Veltroni per la corsa al Governo e non nascondevano per nulla la scarsa fiducia in Rutelli, frequentatore di salotti capitolini. Come del resto era annunciato l'exploit della Lega, partito politico che governa comuni e province in questo profondo nord che la sinistra continua a considerare un problema a parole ma non vuole affrontarlo. Alla Lombardia è toccato un ministero! Con queste parole l'allora segretario regionale dei Ds lombardo esultò nel 2006: si trattava del ministro delle pari opportunità. Un dicastero fondamentale per l'economia, per le infrastrutture, per l'innovazione di una delle quattro regioni motori d'Europa.
Questo è l'epilogo. Le origini di queste sconfitte cocenti sono abbastanza lontane ma non troppo. Basterebbe partire da come sono state costruite le liste per le elezioni del 2006 che hanno prodotto gruppi parlamentari di donne e uomini di fiducia che non avrebbero disturbato il percorso costituente del nuovo partito. E che dire dell'attenzione univoca dei gruppi dirigenti sul congresso che ha decretato la fine dei Ds e la monopolizzazione della discussione interna ai gruppi dirigenti per quasi un anno con un disinteresse nei confronti delle politiche di governo ed un atteggiamento superficiale degne della gestione di una bocciofila di paese. E mentre tutti erano occupati a organizzare primarie il cui esito era già scritto, mentre la chimera della società civile che "entra in politica" ha obnubilato anche le menti più lucide di una parte del gruppo dirigente, mentre si ripeteva la stessa desolante sceneggiata della finta selezione delle candidature, mentre gli slogan svilivano la campagna elettorale ... i cittadini italiani, anche quelli schierati storicamente a sinistra hanno scelto con il voto di dire "basta". Il risultato, letto da chi come me ha scelto di osservare un periodo sabbatico, è disastroso. Spariti i partiti di riferimento è sparito il senso di appartenenza che, almeno con la tessera di iscrizione, teneva insieme migliaia di militanti. Mi pare il risveglio da un brutto sogno che consegna poche ma chiare certezze: Veltroni ha fatto in questi mesi quello che non gli è riuscito da segretario dei Ds. Qualcuno ricorda il congresso di Torino, il mito del partito leggero, il nuovo organizzatore Passuello che avrebbe dovuto portare un imprimatur diverso al partito? Siamo riusciti nell'operazione incredibile di imporre il bipolarismo con un sistema elettorale proporzionale. Il Pd è riuscito, uccidendo la rappresentanza in Parlamento della tradizione socialista e comunista, a guadagnare la collocazione di partito di sinistra. Una scelta senza dubbio spregiudicata che non poteva non avere strascichi sul voto del ballottaggio. E ora? Mi auguro che sia convocato in tempi rapidi un congresso che elegga un vero gruppo dirigente capace di ripristinare il dialogo con le forze escluse dal parlamento e che soprattutto cominci a fare selezione tenendo conto del radicamento, della professionalità e della capacità di fare politica.

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