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        <title>Salvatore Biasco</title>
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        <language>it</language>
        <copyright>Copyright 2009</copyright>
        <lastBuildDate>Wed, 30 Apr 2008 18:50:59 +0100</lastBuildDate>
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            <title>particolare individuale e offerta politica</title>
            <description><![CDATA[<span class="mt-enclosure mt-enclosure-file" style="DISPLAY: inline">&nbsp;&nbsp; 
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>Abbiamo perso anche Roma. Attendevo la sconfitta del 13 aprile, ma questa e' per me stata una sorpresa Non voglio aggiungere il mio commento ai tanti che abbiamo letto. Segnalo solo quello che per me e' il migliore: l'editoriale di&nbsp;&nbsp;<a href="http://biasco.italianieuropei.it/folli.doc">Folli</a> su Il Sole 24 Ore di martedì.</font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp; </span>A me sembra che dall'insieme di questa condanna elettorale emerga, fra l'altro, un punto che la sinistra non riesce a capire: l'importanza del quotidiano individuale, del particolare individuale. Segnalavo l'emergere di queste tematiche nel lontano 1990 <a href="http://biasco.italianieuropei.it/1991.doc">sull'Unità</a>, non ricordo se diretta allora da Veltroni (non si era ancora sciolto il Pci). </font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>I gruppi dirigenti <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>della sinistra si son formati in epoche di grandi narrazioni, di opzioni ideologiche e di nette scelte di campo; sono per formazione di cultura idealista o, in generale umanistica. Tendono allora a evocare grandi scenari, prospettive di grande sintesi, a proporre - appunto - scelte di campo e non capiscono che si agitano nella vita minuta di ciascuno <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>intoppi, fastidi, piccole aspirazioni, insignificanti (per gli altri) vessazioni burocratiche, file di attesa che riempiono la mente di ognuno, la cui soluzione e' demandata alla sfera pubblica, anche impropriamente. Fanno premio sulle grandi questioni, escluse forse le tematiche legate ai problemi individuali occupazionali.&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>Questa incomprensione vale su scala di governo nazionale, dove non siamo attrezzati a misurarsi con la microlegislazione (quella che conta effettivamente per i produttori; ve lo immaginate Veltroni o D'Alema o Franceschini occuparsi degli inconvenienti legati scorporo dei terreni dai fabbricati nei bilanci delle imprese?; e' un dettaglio, eppure, sapessero quanto conta piu' delle 5000 leggi da cancellare, buttata lì un giorno piovoso di fine battaglia elettorale). <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>Vale a maggior ragione su scala di governo locale, dove le notti bianche, il Festival del cinema possono essere iniziative simpatiche e di richiamo, ma tornando a casa il cittadino trova le stesse strozzature di traffico o la stessa inefficienza del servizio di autobus del giorno prima, la stessa vicinanza di un campo nomadi abusivo. Dove non c'e' questo c'e altro. E qui porto una testimonianza personale. C'e' voluta tutta la mediazione di cui una persona con la mia storia per votare Pd al Comune. Sapevo di votare contro me stesso, perche' l'Amministrazione di sinistra (che lo aveva sospeso per ragioni elettorali) mi avrebbe ripresentato lo stesso progetto di edificazione massiccia (compreso un torracchione) di un area ex deposito Atac, sito nel mio quartiere di case basse e di deficit di verde e di strutture di servizio. Come fa l'Atac a essere avallata a comportarsi come un privato, valorizzando il ricavato della vendita dell'area in funzione della cubatura autorizzata? E che dire di quel poco di verde previsto senza alberi a mo' di moquette tra i nuovi palazzi, visto che sotto quella moquette era prevista una sovraelevazione dal piano strada per inserire parcheggi "sotterranei"? Il tutto in spregio del tanto strombazzato Piano Regolatore, che in zona prevedeva solo uffici pubblici. </font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Personalmente sono capace di mediazione (anche se in questo momento e' uno dei temi che piu' mi provocano ansia); ma quanti non sono stati capaci di mediazione? Ebbene sì, un episodio di questo genere puo' determinare da solo un orientamento, perche' nella quotidianita' e nella qualita' della vita personale entra prepotentemente il proprio habitat, e la destra (ringraziando dio) era contraria a quel progetto.</font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>E' un piccolo esempio. Cosa implica? Che una forza politica debba rinunciare alle grandi opzioni? A parte il fatto che devono essere tali (e non quella rincorsa a rilanciare "tutto il cucuzzaro"), implica che deve acquisire una mentalita' che la renda capace di mediazione e raccordo fra quel terreno e un'altro micro, apparentemente insignificante, che oggi le sfugge completamente, ma che determina le piccole o grandi infelicità delle persone comuni.<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>Troppo intellettuale, troppo elitaria, troppo astratta e chiusa in sé stessa.</font></font></font></p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;</form>]]></description>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">cultura del Pd</category>
            
            <pubDate>Wed, 30 Apr 2008 18:50:59 +0100</pubDate>
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            <title>Non captiamo il paese</title>
            <description><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Siamo sazi di commenti elettorali, inutile aggiungere il mio. Quello che penso l'ho detto&nbsp;strada facendo&nbsp;su questo blog, l'ultima volta ieri quando le votazioni erano in corso e le speranze alte.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Io, come ho detto prima del risultato, non ne avevo. Intuivo che non si era ridotto alcun gap.. </font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Il risultato é, poi,&nbsp;migliore del consenso reale che ha il Pd. Se si rivotasse oggi questo sarebbe inferiore di almeno di 2-4 punti, perché tutti coloro che ci hanno riservato un voto utile per battere Berlusconi ritornerebbero, data l'inutilità del loro&nbsp;intenti, all'ovile, verso le forze che abbiamo di fatto svuotato, Sinistra Arcobaleno e Partito Socialista.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Una sola domanda mi sono posto, laterale rispetto alle tante che dovremo affrontare: perché un irregolare della politica può capire ciò che sfugge ai leader? Come fa a diffondersi la sensazione e la speranza che la vittoria sia possibile, che il trend sia ascendente ecc. qundo ci sono 9 punti di differenza? Convinzioni in cui si e' effettivamente creduto, come conferma oggi Veltroni.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Me lo spiego così: i nostri leader non "sentono" il Paese. Sono troppo abituati a essere circondati da militanti, che scambiano come campione dell'universo. Vivono solo in mezzo a loro. Non parlano con la gente comune, ne' hanno possibilità di incontrarla (anche per ragioni di sicurezza); nelle loro cene allargate, in giro per il Paese, ci sono tavolate di dirigenti e notabili locali dai quali vengono elevati a re della situazione. Non hanno mai fatto una fila in Posta o in Banca, preso un autobus per spostarsi, fatto la spesa al supermercato, lottato contro disfunzioni burocratiche nei loro confronti. Non potrebbero neppure farlo senza essere infastiditi, osservati, fatti oggetto di frasi e commenti. Ma, in questo limbo irreale in cui vivono, e' facile scambiare le mani che si propendono al passaggio, una testimonianza di stima da un ex elettore di Berlusconi <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>o le folle che applaudono e accorrono ai comizi come segnali di un Paese che sta cambiando umori ed&nbsp;é all'unisono con loro.</font></p>]]></description>
            <link>http://biasco.italianieuropei.it/2008/04/non-captiamo-il-paese.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">cultura politica del Pd</category>
            
            <pubDate>Tue, 15 Apr 2008 12:14:18 +0100</pubDate>
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            <title>ho votato</title>
            <description><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Al momento in cui scrivo le votazioni sono ancora in corso. Non ho avuto voglia dopo l'ultimo intervento di commentare in tema di politica. Non penso certo che il mio blog&nbsp; possa influenzare qualcuno, ma ho reputato comunque necessario astenermi da riflessioni critiche e pessimistiche. Il blog l'ho concepito per condividere riflessioni, non per propaganda. </font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><o:p><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">&nbsp;</font></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Ho votato, naturalmente Pd. Ma mai come in questa campagna elettorale ho avuto l'impressione di essere stato chiamato a scegliere tra due nomenclature. Non sono stato chiamato a scegliere tra due idee di Paese.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Certo, non due nomenclature identiche. Se non altro l'uscita sulla Presidenza della Repubblica, sulla giustificazione dell'evasione, sull'eroismo di Mangano, dà l'idea di che pasta siano i vertici di F.I.. Spero anche che abbiano convinto molti che la necessità di un voto "anti" non e' finita, e quindi a non disperdere il voto. Anzi, penso che siano stati provvidenziali.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Ma mi sarei aspettato questa volta di poter opporre anche un "per". Certamente non e' un "per" quel debolissimo programma elettorale, dal quale ogni tanto veniva estratto qualche ingenua proposizione in stile marketing "il mio detersivo lava piu' bianco". Non e' un "per" una campagna elettorale che per un tratto e' sembrata affare privato dei candidati, senza nessun richiamo a una partecipazione corale del partito, se non per assistere ai comizi e organizzare cene elettorali e sporadici stand. Ha imperato un eccesso di leaderismo e personalismo. Le candidature hanno proposto catene circoscritte e chiuse di amici, amici di amici, fedeli, con l'aggiunta di qualche esoterico e scriteriato inserimento..</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Dico tutto cio' con grande sgomento. Ho l'impressione che se Veltroni non starà attento e se l'euforia dei bagni di folla e degli osanna (che, ricordiamocelo, e' dei militanti non del Paese) gli farà velo, il Pd sarà prestissimo rimangiato dalla vecchia politica. Comunque vadano le elezioni il Pd dovrà ancora discutere (e piu' che altro agire) su come superare la politica oligarchica e autoreferenziale e come costruire un partito pensante e aperto.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Ora, pero, dimentichiamo tutte le riserve. Incrociamo le dita. Speriamo che domani, di fronte a una nostra vittoria, un pessimista come me stia qui, nell'euforia,&nbsp;a chiedersi cos'e' che non&nbsp;é stato in grado di capire e percepire. </font></p>]]></description>
            <link>http://biasco.italianieuropei.it/2008/04/ho-votato.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">cultura politica del Pd</category>
            
            <pubDate>Sun, 13 Apr 2008 20:08:22 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>Sulle difese commerciali occorre intendersi</title>
            <description><![CDATA[<p>
<p>
<span class="mt-enclosure mt-enclosure-file" style="DISPLAY: inline"><a href="http://biasco.italianieuropei.it/cina.doc"></a></span></p>
<p></p>
<span class="mt-enclosure mt-enclosure-file" style="DISPLAY: inline">
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify">
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><o:p><font face="Times New Roman" color="#000000"></font></o:p></span></b></p><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><em>(le frasi sono tratte da un'articolo sulla questione dei dazi, che sarà pubblicato successivamente e che e' leggibile integralmente al link </em><a href="http://biasco.italianieuropei.it/cina.doc">dazi.doc</a><em>)<o:p></o:p></em></font></font></span> 
<p></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><o:p><font face="Times New Roman" color="#000000">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman">1.<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp; </span>.......<o:p></o:p></font></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman">C'é un pizzico di nominalismo nella questione [dei dazi] se coloro che mostrano una forte avversione ai dazi (si intende: europei) sono pronti a sostenere che lo yuan é sottovalutato e dovrebbe rivalutarsi. Quando un cambio amministrato porta un paese a catturare sistematicamente più quote di mercato mondiale di quanto ne crea, qualche aggiustamento é necessario, pur concedendo al paese più indietro economicamente il diritto a preservare il sue export led growth e a accumulare riserve. La sottovalutazione (artificiale) del cambio equivale a un sussidio alle proprie esportazioni e a un dazio posto sulle importazioni dall'estero. <o:p></o:p></font></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman">I dazi che <st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Cina">la Cina</st1:PersonName> può subire possono allora configurarsi come un elemento di pressione (e di compensazione) affinché elimini i suoi (cioè rivaluti). Di solito, la dissuasione la attua il mercato, quando - come é avvenuto con il marco all'inizio degli anni '70 e con lo yen a all'inizio del decennio successivo - un ingente flusso speculativo contro la moneta sottovalutata renda impossibile il mantenimento della gestione dei cambi senza perdere il controllo monetario all'interno. Ma questo é vero in un mercato libero e non nel caso della Cina dove il sistema bancario e finanziario sono largamente anch'essi amministrati e sotto stretto controllo statale. Può essere il mercato del lavoro che si congestiona e fa lievitare i salari a produrre il risultato - come é avvenuto in Europa <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>alla fine degli anni '60 -, ma per riaggiustare lo squilibrio commerciale attraverso questo processo possono essere richiesti, nelle condizioni cinesi, 20 anni che oggi appaiono un'eternità. E quando questo avverrà toccherà a qualche altra area, che oggi é lontana dallo sviluppo, diventare <st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Cina">la Cina</st1:PersonName> di oggi.<o:p></o:p></font></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman">Tenere di riserva mezzi di pressione per impedire che lo yuan permanga ai livelli esistenti può non essere eterodosso per <st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Comunit￠">la Comunità</st1:PersonName> europea (e per gli Usa), considerando che <st1:PersonName w:st="on" ProductID="la Cina">la Cina</st1:PersonName> applica anche veri e propri dazi, talvolta molto elevati. <o:p></o:p></font></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman">Detto questo, siamo in un campo di estrema ratio, che può essere percorso per via concordata e periodi limitati di tempo, ma che altrimenti può precipitare reazioni a catena da cui nasce un mercantilismo in cui non c'é qualcuno che vince. <o:p></o:p></font></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman">......<o:p></o:p></font></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman">L'economia mondiale é troppo intrecciata perché i paesi occidentali possano pensare a interventi unilaterali salvifici e risolutori. Porto semplicemente due dati emblematici per capire quanto sia scarsa la semplificazione che può essere portata in tema di commercio. E riguardano i telefoni finlandesi Nokia che hanno componenti che provengono da 40 paesi del mondo e l'i-Pod che, prodotto in Cina, lascia in Cina solo 4 dei 299 dollari ai quali é commercializzato su scala mondiale.<o:p></o:p></font></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><o:p><font face="Times New Roman" color="#000000">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman">2. Rimane, tuttavia, quella che é al fondo la domanda implicita che pone Tremonti: un Paese ha diritto di governare il suo inserimento nel sistema commerciale internazionale o deve lasciare che l'aggiustamento alle condizioni esterne sia l'esito (quale che sia) del mercato?. É lecito che<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>protegga le produzioni (e l'occupazione interna), che considera strategiche nella sua specializzazione e che rischiano di essere travolte, per il puro dato di velocità con cui avanza la concorrenza, prima di aver avuto il tempo di reazione e adattamento? <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>La mia risposta é "sì",<o:p></o:p></font></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>...... <o:p></o:p></font></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman">Ma senza illusioni. <o:p></o:p></font></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman">........<o:p></o:p></font></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font color="#000000"><font face="Times New Roman">Il tempo e gli strumenti affinché le imprese si trasformino sono certo fondamentali. Ma trasformarsi vuol dire anche internazionalizzarsi, decentrare le produzioni, fare strategie che coinvolgano scacchieri mondiali di produzione, marketing e finanza, indipendentemente dalla scala delle imprese. <o:p></o:p></font></font></span></p>
<p></form>&nbsp;</p>]]></description>
            <link>http://biasco.italianieuropei.it/2008/04/sulle-difese-commerciali-occor.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">economia internazionale</category>
            
            <pubDate>Sun, 06 Apr 2008 22:55:01 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>Essere consapevoli di cosa si sta parlando</title>
            <description><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 1cm; TEXT-ALIGN: justify"><font face="Times New Roman"><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: black">Veltroni ha presentato lunedì un importante piano di sburocratizzazione del Paese. Certo, in campagna elettorale occorre andare su argomenti di più diretta comunicazione e di più facile presa. Né é certamente il momento per una discussione tematica. Non voglio sminuire l'importanza e la serietà del progetto, ma continuo a chiedermi se il punto di attacco per una Pubblica Amministrazione capace di contribuire efficacemente alla competitività del Paese sia quello della (necessaria) sburocratizzazione o sia quello - meno evocativo per il grande pubblico - di un suo assetto adatto a incidere sui processi reali. Il che implica la sua riorganizzazione per obbiettivi, l'individuazione della filiera che agisce in relazione a quegli obbiettivi, l'attribuzione di responsabilità, su quali agenzie e strutture vengono concentrate le risorse finanziarie e&nbsp;i poteri di coordinamento. Lascio qui il tema, perché non e' di questo che voglio parlare, bensì della promessa, che accompagna il piano di sburocratizzazione, che se il Pd vincerà le elezioni taglierà 5.000 leggi entro il 2008. L'argomento é popolare e di facile presa, ma anche qui mi chiedo se sia nell'eccesso di leggi un punto cruciale del rapporto tra la legiferazione, la competitività del Paese e il disagio dei cittadini e produttori.</span><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: #333333"><o:p></o:p></span></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-INDENT: 1cm; TEXT-ALIGN: justify"><font face="Times New Roman"><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: black">A mio giudizio, una società che diventa più complessa ha una legislazione più complessa, addirittura più minuta; poi possiamo discutere se deve essere<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>primaria, secondaria o - usiamo questo termine - terziaria (Authorities), oppure demandata alla autoregolazione dei corpi intermedi; ma il semplice confronto fra il numero delle nostre leggi e quelle francesi o tedesche, ad esempio, non rivela molto perché in Francia o in Germania esiste una legislazione secondaria vastissima che colma tutto il terreno mancante a pareggiare ciò che è normato dalla legislazione primaria e secondaria in Italia. Faccio un esempio qualsiasi: se si vuole dare vita ad una politica di detassazione delle spese per la ricerca scientifica, occorre indicare cosa si intenda per "spese per la ricerca scientifica". Ciò può avvenire non per legge primaria ma con una normativa del Governo; occorre, tuttavia, specificare in ogni caso tutta la casistica rilevante. E' evidente che meno leggi implicano più circolari e che in tal caso non si può impedire di lasciare al Governo di avere discrezionalità sulla normazione di aspetti sostanziali. Oltre alla complessita' della società, la maggiore attenzione che vi é oggi alla tutela del cittadino e del vivere civile richiede più norme. Oggi si tende (giustamente) a regolare anche il modo in cui si produce il formaggio e (giustamente) va poi normata la deroga per le produzioni tipiche. Le norme possono essere scritte meglio, i rimandi possono essere minori, l'approccio in sé può essere più liberale - tutto giusto -, ma non mi sembra che il numero delle leggi sia in sé un elemento importante.</span><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: #333333"><o:p></o:p></span></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><font face="Times New Roman"><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: black">&nbsp;&nbsp;&nbsp; Cosa e' importante allora dal punto di vista della competitività e di un rapporto disteso tra legislatore e cittadini?. Almeno tre cose.</span><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: #333333"><o:p></o:p></span></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><font face="Times New Roman"><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: black">&nbsp;&nbsp;&nbsp; Innanzi tutto, é importante la codifica delle leggi. Questa consente intanto di ragionare per principi e di raggruppare le norme in una logica di sistema, consentendo certamente maggiore orientamento per i destinatari e certezza del diritto. Eliminerebbe non poche leggi. Di questo mi sembra che il progetto sia più che consapevole. Ma, dove e' carente é nella consapevolezza che é un compito complesso e lungo. Altro che 2008; la codificazione é a dir poco un programma di legislatura!. Basta dire che, in nel solo campo tributario, una legge delega per la codificazione (approvata nel 2003) non ha mai avuto avvio e una, più limitata, di riordino della normativa dell'accertamento, é rimasta in discussione nel Parlamento disciolto senza riuscire ad essere approvata.</span><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: #333333"><o:p></o:p></span></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><font face="Times New Roman"><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: black">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;E' importante, poi, un approccio teso a delegare (per legge) l'autoregolazione ai soggetti privati collettivi (associazioni di categoria, professionisti, aggregazioni territoriali, ecc) quando questi sono in grado di esercitarla, limitando l'intervento legislativo a linee direttive e a incentivi e disincentivi verso comportamenti conformi agli obbiettivi, ma lasciando alle parti il perseguimento di accordi diretti,&nbsp;di modelli di governance, di protezione assicurativa, di definizione dei rapporti e codici interni, degli standard di qualità, ecc.. Ma anche questo e' un compito delicatissimo (e in sè un programma politico), che deve far parte di un approccio pensato per tempo e in profondità; approccio che sappia distinguere quando lo Stato deve trovarsi in posizione cooperativa, o di mediazione, o di semplice sorveglianza, oppure (se necessario) di supplenza. Deve avere dei distinguo molto netti. Faccio un esempio: l'eccesso di soluzioni di governance lasciate all'autonomia degli statuti dell'impresa nuoce alla tutela delle minoranze, alla crescita dell'impresa e alla crescita di nuovi soci e crea uno scalino normativo con le societa' quotate.</span><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: #333333"><o:p></o:p></span></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><font face="Times New Roman"><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: black">&nbsp;&nbsp; Ultimo ma non ultimo,&nbsp;sono importanti il tempo e le modalità della legiferazione. Il che coinvolge le procedure attraverso le quali il Parlamento (che é il titolare del processo legislativo) arriva a varare una normativa su settori di particolare interesse. Spesso e' il ritardo o le lungaggini con cui interviene in campi sensibili a danneggiare le imprese. Qui addirittura tocchiamo temi ciclopici. La semplificazione e la tempistica legislativa possono, a mio avviso, migliorare solo a partire da un presupposto, che porta lontano: che l'esercizio del potere legislativo si sposti sempre più verso il Governo. O accettiamo questo punto di partenza<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>oppure non c'e' soluzione al tema. Finché il Parlamento ritiene di avere la centralità in materia legislativa sarà sempre un elemento di freno alla competitività del paese, una sorta di strozzatura, perché finisce per invischiarsi in una microlegislazione che ovviamente lo intasa, gli fa perdere il senso del suo ruolo e rende sempre più complicato e disordinato il varo delle leggi. Finché rimarrà caricato di norme e contronorme a garanzia di questo suo ruolo non c'è nulla da fare. (Oltretutto, un ruolo presunto perché proprio le farraginosità di funzionamento producono spontaneamente la perdita di centralità). Oggi dobbiamo pensare ad un Parlamento che sempre più dia gli indirizzi e sempre più indichi le linee fondamentali di intervento che il Governo deve seguire, lasciando a quest'ultimo la libertà di riempire le caselle, indicate con precisione, e controllando poi come l'esecutivo abbia tradotto le indicazioni parlamentari in atti definitivi. Ma e' proprio ciò che il nostro Parlamento non sa fare (il che chiama anche in causa il modo in cui vengono costruiti i gruppi parlamentari - tutti).</span><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: #333333"><o:p></o:p></span></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><font face="Times New Roman"><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: black">L'argomento della semplificazione legislativa apre un mare magnum che e' troppo semplicistico (anche se giustificato dal momento elettorale) risolvere sbandierando numeri sulle leggi da sopprimere.</span><span style="FONT-SIZE: 12pt; COLOR: #333333"><o:p></o:p></span></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="mso-bidi-font-size: 12.0pt"><o:p><font face="Times New Roman" color="#000000" size="2">&nbsp;</font></o:p></span></p>]]></description>
            <link>http://biasco.italianieuropei.it/2008/04/essere-consapevoli-di-cosa-si.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">cultura politica del Pd</category>
            
            <pubDate>Wed, 02 Apr 2008 10:11:40 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>riprendo a scrivere</title>
            <description><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><i><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Riprendo a scrivere dopo una lunga interruzione che mi ha portato alcuni giorni lontano da Roma dove mio figlio era in ospedale per un incidente automobilistico (che non lascerà conseguenze)</font></i></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><o:p><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">&nbsp;</font></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">Tiro un bilancio personale del periodo che é trascorso dall'ultima annotazione sul blog, in cui - confesso - ho ripreso a non dare gran attenzione alla cronaca politica dei giornali. "Ripreso" nel senso che fino a sei mesi fa mi ero abituato a saltarla a pié pari. <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>Puo' essermi quindi sfuggito qualcosa, ma nel bilancio che traccio c'é la sensazione che il Pd non sia riuscito a imporre le tematiche della campagna elettorale, e con esse una visione della società.&nbsp;Ha esposto buone intenzioni, adattate sull'auditorio e scelte pezzo a pezzo (piecemeal, direbbero gli inglesi).</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" color="#000000" size="3">La buona partenza in cui&nbsp;ha dettato l'agenda politica e costretto Belusconi a una reazione (la lista unica) che forse gli costerà la maggioranza in Senato é rimasta circoscritta al terreno&nbsp;della geografia politica. Forse&nbsp;é già molto&nbsp;ed&nbsp;é inutile pretendere altro.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman">Il tema Alitalia é stato quello vero che ha tenuto banco nel dibattito politico. Vi é stata una vera battaglia, in cui Belrusconi, che si era presentato nella campagna elettorale con la veste dello statista, ha tradito una visione del mondo farcita di contenuti antistituzionali. Eppure, bisogna chiedersi: che&nbsp;bisogno aveva il Governo, che pure ha rinviato le nomine nelle società pubbliche, di chiudere la partita, una volta che si era ingarbugliata, invece di lasciarla ai nuovi governanti?&nbsp;Mi&nbsp;e' apparso condivisibile&nbsp; l'editoriale di Modran su Il Sole 24 ore del 29 marzo.<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp; </span></font></font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>In ospedale, al ristorante, in treno, in ambulatorio, in fila di attesa postale o bancaria, non ho incontrato persone inclini a parlare di politica. Non mi sono imbattuto in santini che invitino a votare un candidato o volantini inseriti di straforo in qualche posto frequentato dal pubblico. Il pathos elettorale sembra riguardare una porzione ristretta della popolazione.</font></font></font></p>]]></description>
            <link>http://biasco.italianieuropei.it/2008/03/riprendo-a-scrivere.html</link>
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            <pubDate>Mon, 31 Mar 2008 18:37:46 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>E se fosse antifemminismo?</title>
            <description><![CDATA[<p>Aggiungo una mia considerazione sulla rappresentanza femminile nelle liste del Pd e nel Parlamento, preso da un dubbio atroce. Non è un dubbio che nasce da argomenti tipo "fosse delle Marianne", che con felice espressione Maria Laura Rodotà ha riferito sul Corriere alla graduatoria in lista delle candidate femminili (ripreso anche da <a href="http://www.caffeeuropa.it/index.php?id=10,125">Elisabetta Ambrosi su Reset</a> e nella lettera promossa da Mercedes Bresso).<br />Il dubbio è un altro. Parte dal fatto che non vi era occasione migliore di accrescimento della rappresentanza femminile per fondare su basi diverse il quadro femminile di questo partito. Qualificando quindi il "nuovo" che questo partito va inseguendo.<br />Le donne, di nuovo, sono state inserite nella lista <i>di testa</i> in quanto "donne" e militanti di lungo corso. Nessuno ha concepito di indirizzarsi alla presenza femminile per colmare i vuoti di competenza. Servivano esperti di questioni giuridiche? Non vi e' dubbio che vi siano in giro avvocatesse, costituzionaliste, ecc. straordinarie. Grand commis, conoscitrici della macchina dello Stato? ci sono di prim'ordine, basta volerle. Imprenditori? Ci sono anche qui figure femminili eccezionali. Esperte di questioni settoriali? In qualsiasi settore e' possibile trovare il livello di eccellenza. Capi di organizzazioni di massa? Basta cercarle nelle organizzazioni della società civile come nelle grandi istituzioni. Giovani trentenni? alcune, per le già rilevanti realizzazioni, avrebbero potuto essere l'emblema di un futuro del Paese da guardare con ottimismo. E via discorrendo.<br />Qui viene il dubbio: e se nel profondo della mente dei nostri dirigenti (quel profondo che viene negato a se stessi, anzi dà luogo a attestati del tutto opposti) vi sia una concezione della donna come moglie dedita, angelo del focolare, organizzatrice delle retrovie del suo uomo, fedele; e allo stesso tempo una incapacità di percepirla come personalità autonoma, di accettare con lei un piano paritario, o che giochi il suo ruolo paritetico nella società?<br />Quale sarebbe il riflesso psicanalitico di questo inconscio in politica? Si tradurrebbe istintivamente in nuove candidature cercate nelle segreterie e nell'entourage dei leader, rivolte verso chi ha organizzato loro la vita nelle retrovie, ha reso servizi, ha doti di fedeltà non dubitabili. In più con l'aggiunta di alcune mascotte in funzione filiale. E, ovviamente si tradurrebbe in una resistenza istintiva verso donne professioniste e portatrici di conoscenze e, soprattutto, di leadership. Il che non vuol dire ovviamente che le prescelte non siano persone degne e meritevoli, ma semplicemente che non avevano, ne' potevano avere avversarie.<br />Capisco una giustificante. Non erano a portata di mano candidature di altro tipo, perché le organizzazioni femminili, fonte della legittimazione, con lo loro inconsistenza,fumosità e autoreferenzialità hanno in questi anni fatto scappare le donne professioniste. Ma ora che queste lobby si sono indebolite, quale migliore occasione per sparigliare e dare un senso di nuovo?<br />Meglio non indagare. Accontentiamoci della la quota del 30% e usiamola come grande conquista e segno di "modernità".</p>]]></description>
            <link>http://biasco.italianieuropei.it/2008/03/e-se-la-concezione-della-donna.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">cultura politica del Pd</category>
            
            <pubDate>Wed, 12 Mar 2008 12:26:08 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>L&apos;euro oltre quota 1,50</title>
            <description><![CDATA[<p>La crescita dell'euro continua; oggi un nuovo record a 1,545 dollari per euro. Devo confessare che ho un certo orgoglio per aver raggiunto anni fa la conclusione - espressa pubblicamente quando si macinavano record attorno a 1,15/1,20 dollari che occupavano le prime pagine dei giornali e sembravano esagerati - che l'ascesa avrebbe raggiunto 1,50. Qualche amico mi é grato per&nbsp;essere stto&nbsp;trattenuto da investimenti sbagliati o&nbsp;indotto a liquidarli.<br />Certo, a volte si ha ragione anche per caso. Nessuno poteva prevedere l'ostinazione della Banca Centrale Europea a tenere i tassi a livelli consistentemente più elevati che negli Usa. Più prevedibile, invece, era una crisi finanziaria negli Usa non appena la crescita avesse decelerato, o i tassi fossero stati alzati, o il mercato immobiliare avesse iniziato a cedere (sebbene, anche qui, le modalità sono state imprevedibili). Ma, al di là di tutto, era impossibile, con la scintilla giusta, che il mercato finanziario potesse continuare a ignorare che i saldi esteri erano su sentieri insostenibili e che quelli pubblici non erano tranquillizzanti. La crisi valutaria é un fatto a sé, ma finché il mercato sconta una reazione di politica economica in Usa per tamponarne gli effetti reali e finanziari, il dollaro continuerà a cadere.<br />Ora l'importante é fare il punto sulle conseguenze in Europa dell'euro che si apprezza (indipendentemente da quelle legate al possibile contagio della recessione).<br />É banale che vengano danneggiate le esportazioni verso l'area del dollaro e verso quelle che ne seguano, almeno in parte, le sorti. Il punto é, però, che, per quanto forte possa essere l'effetto, le esportazioni dell'Europa fuori dai suoi confini sono solo il 9% del Pil e altrettanto sono le importazioni (percentuali inferiori a quelle degli Usa e del Giappone). Senza contare che molto commercio estero (circa 1/3) rappresenta trasferimenti di merci che avvengono all'interno delle imprese multinazionali, che poco sono sensibili a variazioni di prezzi.<br />Ormai sono anni che l'euro cresce, ma questo non ha impedito che le esportazioni europee&nbsp; dell'area euro al suo esterno crescessero a ritmi superiori a quelle del Pil e che la bilancia in conto corrente dell'area fosse in attivo da sei anni.<br />Un euro alto svalorizza, inoltre, l'incremento di costo delle materie prime, anche se non lo annulla del tutto, e contribuisce a tenere a freno l'inflazione.<br />In un certo senso, il valore alto della valuta in periodi di subbuglio monetario, può non essere un danno rilevante. Una rivalutazione agisce sempre come un surrogato dell'"economia dell'offerta", perché&nbsp;stimola le imprese a rafforzare la competitività, puntare sulla qualità, portarsi in segmenti di nicchia, cercare i mercati di sbocco più convenienti. In questo processo di rafforzamento rientra l'internazionalizzazione, e l'euro alto può contribuire a abbassarne i costi, quando comporta acquisizioni extra europee di imprese o la predisposizione di reti di vendita e distribuzione all'estero.<br />Se poi, il dollaro debole (con le sue cause e effetti) contribuisce riequilibrare la bilancia commerciale degli Usa e a frenare la discesa del risparmio personale in quel Paese, l'esito del miglioramento dei fondamentali porterà da solo a invertire gli andamenti valutari.<br />Di conseguenza, se ci fermiamo qui, é possibile che la politica della Bce non sia sbagliata.&nbsp;Il raffreddamento della crescita&nbsp;in Europa ha altri canali e quelli valutari vi contribuiscono a poco.<br />Il mondo dell'economia, tuttavia, ha sempre complessità tali da rendere impossibile che non vi sia la presenza di fenomeni concomitanti che rompono l'univocità del giudizio. Innanzi tutto, l'effetto ricchezza in Europa é negativo, perché i precedenti accumuli di investimenti&nbsp;finanziari&nbsp;in dollari incorporano perdite di valore. Il che va aggiungersi a un effetto ricchezza prodotto dalle borse nella stessa direzione. Vi é poi da dire che l'alter ego del dollaro debole é l'incremento delle materie prime, che ha stretta attinenza con esso, in quanto é amplificato da investimenti finanziari che cercano rifugio speculativo alla caduta del biglietto verde. Per cui,&nbsp;una politica monetaria europea che favorisca indirettamente la debolezza del dollaro favorisce anche l'ascesa delle materie prime e si morde la coda nella rincorsa a attenuare gli effetti di tale ascesa. Lo stesso impulso di offerta della rivalutazione é benefico purché non sia esagerato&nbsp; purché sia una tendenza&nbsp;che si presenti come&nbsp;trend, senza salti repentini, all'interno di cicli valutari che comportino anche fasi di discesa.<br />Vi é da dire, poi, che se anche deboli come effetti diretti,&nbsp;quelli innescati dalla caduta del dollaro&nbsp;&nbsp;indirettamentel sono importanti. Altre parti del mondo ne risentono e riverberano sull'Europa aspettative e umori che tendono a autorealizzarsi.<br />Tutto quindi lascia concludere che, sebbene non sia drammatico in sé che l'euro sia a 1,50 dollari, o giu di lì, é anche opportuno che non vada oltre.<br />Una politica monetaria rigorosa in un'area che emette una valuta mondiale come l'euro é soprattutto auspicabile quando ha dall'altro lato una politica macroeconomica espansiva. Le imprese sono allora indotte dalla valuta "forte" a ristrutturarsi e migliorare il loro assetto competitivo, ma allo stesso tempo possono contare su domanda, profitti e aspettative favorevoli che aiutano i consumi e le decisioni rischiose di investimento proiettate nel lungo periodo. Con un euro forte e domanda sostenuta, l'economia europea si avvarrebbe di beni importati a basso costo, sarebbe in passivo nei suoi conti esteri, ma li finanzierebbe facilmente con la sua stessa valuta, contribuendo contemporaneamente al riassorbimento degli squilibri mondiali.<br />Il guaio é che in Europa non ha l'assetto istituzionale giusto per prendere a livello centralizzato decisioni che abbiano impatto reale (come, al contrario, avviene in Usa) o, più in generale, per governare il quadro macroeconomico. Per cui, la pressione per agire sulla domanda si rivolge impropriamente alla Bce (e c'é perfino da sperare che sia soddisfatta). Ma dovrebbe indirizzarsi a un "altrove" che in Europa non c'é. </p>
<p>Rimangono allora solo le decisioni dei singoli paesi. Una politica macroeconomica espansiva a livello europeo potrebbe essere surrogata da un <span>&nbsp;</span>accordo tra i paesi membri per un simultaneo abbattimento dell'imposizione, indirizzato a stimolare i consumi. Singolarmente disastroso, sarebbe collettivamente benefico all'economia&nbsp;dei 23 Paesi&nbsp;e, alla fine, neutro sui saldi pubblici individuali.</p>]]></description>
            <link>http://biasco.italianieuropei.it/2008/03/leuro-oltre-quota-150.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">economia internazionale</category>
            
            <pubDate>Mon, 10 Mar 2008 14:31:48 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>Patto tra produttori?</title>
            <description><![CDATA[Sono tre figure che appartengono al vastissimo mondo di coloro che stentano ad arrivare alla fine del mese. La decisione del Pd di portare in Parlamento un operaio di grande impresa, una impiegata Asl e una precaria di un call center e' una scelta felice. Attiene alle migliori tradizioni delle due anime storiche che compongono il partito, in quanto Dc e Pci avevano sempre promosso persone rappresentative del mondo del lavoro, curando di selezionarle tra coloro che si erano distinti per grado di elaborazione sulla propria condizione di vita e dei loro simili. Non solo testimonianza, quindi, perche' in Parlamento non servirebbe a molto. Non vi e' motivo di dubitare che questo sia anche stato il criterio di selezione seguito. Se e' così, c'e' solo da rammaricarsi che il drappello non sia stato piu' consistente (ed esteso anche a lavoratori autonomi) ma si sia limitato a tre figure simbolo da presentare emblematicamente. 
<p></p>
<p>Non e' questo, tuttavia, il mio punto di riflessione. Inevitabile che Veltroni fosse chiamato a dare spiegazioni (tanto a giornalisti come ai critici da sinistra) su come queste presenze si concilino con quella di Colaninno. E lo ha fatto definendo come "naturale la presenza insieme nelle liste di operai e imprenditori perché risponde all'idea di un <i>patto tra produttori</i> per promuovere la crescita e l'equità della crescita" (Ansa del 28 febbraio). Quattro giorni piu' tardi ha difeso la candidatura a sorpresa di Calearo dichiarando che "rappresenta <i>il patto tra produttori</i> che vogliamo realizzare" (Repubblica e Corriere della Sera del 3 marzo).</p>
<p>La questione del <i>patto</i> merita qualche considerazione. Parto da lontano. Da una cultura liberale che il Pd sta affannosamente (e disordintamente) cercando di far propria, a volte senza una adeguata riflessione sui limiti (e pregi), a volte senza un bagaglio di elaborazioni critiche appropriate, a volte con posizioni di principio che arrivano, in esponenti di punta, a una accettazione acritica e ideologica della concorrenza e della superiorita' del mercato, a volte senza un'adeguata considerazione sulla cultura (socialdemocratica?) che vuole superare. Ci sara' tempo per una riflessione, se il Pd non adbichera', come fecero miseramente le sue componenti costitutive, a definire la sua cultura e visione di fondo della societa'. </p>
<p>Su un passaggio e' inequivocabile, tuttavia, che la cultura liberale marchi un punto di vantaggio. Nel superamento dei riferimenti tradizionali con cui la sinistra ha pensato sé stessa e la sua funzione politica, riassumibili in declinazioni in termini di "patto tra produttori", "centralità del lavoro", "alleanze tra ceti". In quanto quei riferimenti, al di là del frasario rituale, sarebbero poco chiari e, se chiariti, fuorvianti. Se é liberale che un partito politico non abbia constituences privilegiate e prenda come riferimento del suo agire il benessere sociale collettivo e gli effetti che ricadono sull'intera società (più spesso il benessere che deriva alle generazioni future), in questo stretto senso é bene che il Partito Democratico sia liberale. Chi sarà convinto del suo agire in sede pubblica, della giustezza del suo programma, della sua funzione, chiamiamola così, storica, lo voterà e lo sosterrà, senza che ciò derivi da cinghie di trasmissioni, collateralismi o privilegio di istanze particolaristiche (quand'anche diffuse). Il che non esclude spontanee convergenze, purché sempre coniugate sul terreno del benessere sociale.</p>
<p>Meglio sarebbe stato che Veltroni avesse risposto: "Nessuna contraddizione nella presenza di figure sociali diverse, perche' il Pd vuole essere l'interprete dell'interesse generale e del benessere collettivo e questo interessa tutti gli stati della societa', concepita come tutto. Questa ricerca dell'interesse di fondo del Paese e' la stella polare per dare il quadro dentro il quale deve stemperarsi ogni antinomia tra conflitto e collaborazione tra parti della società (quest'ultimo concetto da tradurre,semmai, in linguaggio piu' popolare)'".</p>
<p>"Patto tra produttori" e' parola vaga in questo contesto e imporrebbe una spiegazione di cosa in realtà s'intenda, di chi lo sottoscrive e con quali contenuti. Perche' la visione della societa' che sottintende e' ipersemplificata e riduttiva. Non idonea a un partito che vuole essere "moderno".</p>
<p>Capisco che in campagna elettorale si ricorra anche a escamotage verbali (ne' e' certo che le frasi riportate non siano, pur se tra virgolette, libere allocuzioni sintetiche dei giornalisti). Quale che sia, e' vero in assoluto che la terminologia a volte comunica un mondo culturale e comunque non e' neutra di fronte alla funzione pedagogica che un partito dovrebbe aspirare ad avere verso i suoi elettori e militanti.</p>]]></description>
            <link>http://biasco.italianieuropei.it/2008/03/patto-tra-produttori.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">cultura politica del Pd</category>
            
            <pubDate>Thu, 06 Mar 2008 09:20:51 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>Lontani dalla consapevolezza di cosa sorregga un programma per governare</title>
            <description><![CDATA[Sabato scorso, 1 marzo, Attali e' stato a Roma per discutere con opinion leaders e policy makers - selettivamente invitati da Astrid, sponsor dell'iniziativa - il Rapporto redatto dalla Commissione che egli ha presieduto<a title="" href="http://babele.italianieuropei.it/mt-static/html/editor-content.html?cs=utf-8#_ftn1" name="_ftnref1"></a>. Quella Commissione, promossa dal Presidente francese Sarkosy, ha avuto il compito di indicare le vie per liberare la crescita di quel Paese, e lo ha fatto con 340 proposte operative, articolate attorno a poche parole d'ordine in campi sensibili. 
<p>Dico subito che a me il Rapporto e' parso un esito di alto livello, al cui fondo - mi sembra di cogliere - e' la consapevolezza che la crescita non sia questione di questa o quella misura, giocata sul piano della macrolegislazione, ma di un insieme numeroso di misure (di implementazione, intervento, rimozione di ostacoli gratuiti), che si sorreggono tutte insieme e producono un risultato se perseguite congiuntamente. Misure che, singolarmente poco significative, sono capaci nella loro sinergia di cambiare totalmente il quadro di regolazione e di distribuzione di incentivi e disincentivi che arrivano agli attori economici e sociali. Il Rapporto Attali e', in primo luogo una grande lezione di metodo nello scavo che fa a 360° nella legislazione francese.<br />Mi son chiesto: cos'era, se non un pezzo di "Rapporto Attali" per l'Italia quel rapporto (al link <a href="http://biasco.italianieuropei.it/i.e.%20pmi.pdf">i.e. pmi.pdf</a>), che considero tuttora magistrale, - redatto in un anno di lavoro alla vigilia delle elezioni del 2006 sotto il titolo "Il mondo laborioso e creativo di pmi e lo Stato"? Tarato sulla congiunzione di condizioni necessarie per tenere vitale il settore delle piccole e medie imprese del nostro Paese, che , non dimentichiamolo, sono condizioni per tenere vitale il Paese medesimo. Fra l'altro, redatto nello stesso stile del Rapporto Attali: "le grandi direttrici di marcia" nella tematica esaminata (internazionalizzazione, fisco credito, tecnologia, concorrenza leale, P. A. ecc., ecc., ecc.); "gli obbiettivi all'interno di quelle direttrici", "le azioni di governo per raggiungerli" (150 pagine di libro, forse altrettante azioni di governo, coordinate tra loro per orizzonti).<br />Quel lavoro rimase un librettino, senza nessun interesse per una dirigenza politica immersa in tutt'altra concezione della politica e del governo. Fuori tema rispetto ai canoni della politica italiana e alla sua interpretazione a sinistra.<br />Al di là del fatto emblematico, la domanda e' un'altra. Perché la sinistra - intendo quella che si autodefinisce riformista, quella di mia appartenenza - e' stata sempre incapace di lavorare per <em>dossier</em> su snodi chiave, e mai nel suo dna e' entrata la consapevolezza che la crescita si gioca sui tanti delicati interventi di bisturi, che insistono nella microlegislazione, e non nell'eclatante colpo di accetta? Il lavoro di scavo e ricognizione all'interno di microsituazioni - sostenuto da idee guida e immaginazione - le e' estraneo. Per cui ben venga Attali, se l'attenzione che ha attratto sulla stampa puo' contribuire da noi a una lezione di metodo e far risultare insopportabile quel lavoro di ricerca di idee clamorose e accattivanti (il più delle volte generiche), che con tante cose hanno a che fare meno che con una visione dell'innesco di condizioni per una crescita che si sostenga.<br />Il dossier (o i dossier) non escludono che possano esservi idee di governo da presentare in forma sintetica, ne' una campagna elettorale può farne a meno. Certamente no, ma quando hanno dietro quel lavoro di scavo da cui le stesse idee derivano (i dossier, appunto). Se, invece, i programmi e le grandi evocazioni sono improvvisazioni di circostanza (un esercizio strumentale prodotto al momento opportuno) tali rimangono, anche nella considerazione dei destinatari.<br />In più le "grandi idee" hanno uno validità sintetica quando sono pronunciamenti in grado di provocare un plebiscito: "si" o "no", "a favore" o "contro", in quanto elementi di grandi discriminanti e di pezzi di ingegneria sociale. Ma siamo lontanissimi da ciò nel Programma del Pd (e non e' questione di ristrettezze dei tempi). Chiediamoci, ma non e' che un esempio, che senso ha sprecare uno dei dodici punti a disposizione per enunciare che si incentiverà la patrimonializzazione delle imprese. E' sicuramente una misura di buon senso e probabilmente utile (che io ho perorato nel Rapporto sulle modifiche alla tassazione delle imprese redatto per il Ministero dell'Economia). Ma che discriminante e'? Che senso dà della strategia e visione di crescita, quando come misura in sé e' insignificante se non provvista di un corredo di decine altre travi di sostegno con le quali entri in sinergia?. La realtà e' che il programma del Pd non si iscrive ancora in un alveo culturale e metodologico rinnovato e mal si intona con gli embrioni di cambiamento che il Pd lascia&nbsp; intravedere in altri campi.<br />&nbsp;&nbsp; Per fortuna le elezioni non si vincono sui programmi. E, se si vincessero su di essi, partiremmo perfino comparativamente in svantaggio.<br /><br />_____________________________________<br /><a href="http://babele.italianieuropei.it/mt-static/html/editor-content.html?cs=utf-8#_ftnref1" name="_ftn1">[1] Reperibile al sito di </a><a href="http://www.astrid-online.it/Dossier--C/index.htm">Astrid</a></p>]]></description>
            <link>http://biasco.italianieuropei.it/2008/03/lontani-dalla-consapevolezza-d.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">cultura politica del Pd</category>
            
            <pubDate>Mon, 03 Mar 2008 11:03:33 +0100</pubDate>
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